Coccidiosi


In questa patologia (Coccidiosi) l'agente eziologico e rappresentato da protozoi appartenenti nella maggioranza dei casi al genere Isospora, considerato che le infezioni da Eimeria negli uccelli da gabbia sono piuttosto rare.
Tali parassiti si moltiplicano a livello di lume intestinale provocando danni tissutali che comportano blocchi nel processo digestivo ed incapacità di assorbire le sostanze nutritive, disidratazione, perdite di sangue, aumento della sensibilità ad altre malattie.
Particolarmente interessati a tale infezione sono i canarini, i fringillidi e gli estrildidi, mentre sufficientemente resistenti sono gli psittacidi. La trasmissione della malattia si ha in seguito all'ingestione di oocisti (un particolare stadio del ciclo del parassita) che vengono eliminate con le feci dai soggetti malati.


Sintomatologia: i sintomi sono rappresentati innanzitutto da diarrea talvolta sanguinolenta, accompagnata da imbrattamento della regione cloacale, dimagramento, arruffamento delle penne e gonfiore della zona addominale.


Diagnosi: Anche se i sintomi clinici possono indirizzarci verso una diagnosi di coccidiosi, è sempre opportuno evidenziare le oocisti con un attento esame microscopico delle feci.


Terapia: Circa la terapia bisogna dire subito che non c'è un protocollo ben preciso da seguire, vale a dire che la coccidiosi può essere curata con farmaci e cicli diversi. I farmaci più usati sono però l'amprolium e un'associazione di sulfamidici (sulfametossazolo+ trimethoprim) e doxiciclina.

Prevenzione: Il modo migliore per evitare la diffusione della coccidiosi nei nostri uccelli è sempre quello di effettuare un esame parassitologico delle feci di quei soggetti che si intende introdurre in allevamento. Resta chiaro che anche un'igiene delle voliere e delle gabbie d'allevamento è fondamentale per evitare il diffondere di tale problema.

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16/3/08